scuolaProvate a calarvi nei panni di uno scrittore che deve immaginare una società distopica. Dopo aver delineato a grandi tratti i meccanismi di funzionamento politici ed economici della vostra poco raccomandabile comunità, dovete attribuirle un sistema educativo all’altezza di un mondo fortemente ideologizzato, gerarchico e autoritario.

In questo articolo cercheremo di spiegarvi perché ci sono buone probabilità che la vostra fantasia non vi suggerisca l’homeschooling, la nuova tendenza di educazione parentale che anche in Italia registra un notevole aumento e che sta spingendo circa 1500 famiglie italiane a occuparsi personalmente dell’istruzione dei loro figli, sostituendosi alla scuola pubblica o parificata. Innanzitutto sgombriamo il campo dal primo equivoco. E’ legale? Certamente sì, la legge prevede l’obbligatorietà dell’istruzione, non della frequentazione scolastica.

Non esiste una sola forma di home schooling. Se ne contano almeno tre: l’istruzione domiciliare da parte dei genitori; le scuole parentali in cui le famiglie si associano per educare i figli senza richiedere lo status di scuola paritaria (esemplare il caso della comunità piemontese di Damanhur), e infine le nuove forme d’istruzione basate sul web e sull’e-learning. I tre sistemi, in Italia, sono accomunati dalla vigilanza delle autorità scolastiche in cui i ragazzi dovrebbero essere iscritti e un esame annuale.




Lo Stato Italiano tollera l’home schooling ma coltiva ancora, nei suoi confronti, un atteggiamento di profondo scetticismo. Investendosi del ruolo di garante del bene di ogni singolo individuo, lo Stato si sente in dovere di vigilare sull’esercizio di una libertà temuta e osteggiata da vasti settori di un’opinione pubblica che nell’istruzione parentale vede una forma di oppressione famigliare del singolo e una minaccia per la socialità del bambino.

A nulla vale sottolineare che non sempre la socializzazione coatta è foriera di esperienze positive, quando si basa sulla competizione fra i generi in età scolare, ad esempio, o quando è causa di traumi legati al “bullismo”; né serve evidenziare come le forme di socializzazione possano essere diverse, legate ad esempio allo sport, alla comunità ecclesiale o al vicinato. Homeschooling non significa isolamento e rifiuto del contatto umano. Significa, però, poterlo scegliere.

Le famiglie che stanno sperimentando l’homeschooling pongono l’accento sulla possibilità di intraprendere un percorso di scoperta interiore insieme ai loro figli non imponendo loro valori specifici, ma assecondandone – al contrario – interessi e inclinazioni personali, suscitando in loro una propensione spontanea all’auto-apprendimento.

L’homeschooling appare un’opportunità straordinaria anche per chi sceglie, semplicemente, di andare a vivere in una località poco servita da istituti scolastici o mezzi pubblici, e che spesso rinuncia a “cambiare vita” proprio per mandare i figli a scuola, privando i propri bambini di una vita a contatto con la natura, prima e inesauribile fonte di conoscenza.

homeschooler

Nella società della delega e dell’iper-specializzazione, l’homeschooling rappresenta una forma di riappropriazione del ruolo genitoriale, la rivendicazione di un approccio creativo all’esistenza e di un’indipendenza nei confronti della dimensione collettiva e del suo potere drenante. E’ un chiaro segnale di risveglio da parte di chi non rinuncia alle proprie prerogative di uomo libero e genitore per porle sotto l’ala di un sistema scolastico chiamato ad adattare l’individuo alle contraddizioni in atto, piuttosto che a riconoscerle e ad affrontarle.

Le testimonianze di chi si è aperto quest’esperienza lasciano pochi dubbi sul fatto che siamo di fronte a una delle più straordinarie e suggestiva forma di autonomia e auto-governo. E’ difficile immaginare un mondo in cui i figli studiano a casa, sotto la guida dei genitori, che parimenti non sia libero e votato all’evoluzione individuale.

E’ facile invece immaginare e sperimentare l’opposto, un mondo in cui una scuola di Stato si occupa di formare masse di giovani devote a qualche forma di potere: politico, religioso o economico. Se foste uno scrittore e doveste immaginare un universo distopico, del resto, a quale modello scolastico vi rivolgereste?

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